A tu per tu con Carola Mangiarotti

Pochi giorni fa Carola Mangiarotti è stata designata, dalla Giunta del Comitato Regionale Lombardia del CONI, come Vicepresidente per il quadriennio 2021-24. Nel festeggiare l’evento, abbiamo fatto qualche domanda alla socia del Panathlon Club Milano.


di Marco Filannino

I prossimi quattro anni saranno un periodo di ricostruzione e ripartenza per lo sport in Italia dopo le difficoltà della pandemia. Quali sono le sfide principali che dovrà affrontare il Coni Lombardia?

Per me questo ruolo, nonostante abbia masticato sport per tutta la vita, è un po’ nuovo. Devo ancora imparare e conoscere molte cose. Mi hanno candidata al CONI e la cosa mi ha fatto molto piacere però devo ammettere di averci pensato un po’ su perché è comunque un impegno importante, poi però mi sono detta che sarebbe stato giusto rimanere nel mondo dello sport e far parte del CONI regionale per me è un grande onore. Il programma generale di Marco Riva è ottimo e ambizioso. È importante far lavorare attivamente e non solo passivamente. come a volte è capitato, i ragazzi provinciali sul territorio, per riportare la gente al CONI. Secondo me lo scopo principale è quello di avvicinare sempre più i giovani allo sport e per farlo la base è partire dalle elementari e su questo punto mi batterò sempre. Se i bambini non fanno sport seriamente già alle elementari, non formeranno neanche il carattere. La vita è agonismo, e lo sport agonistico non fa uscire le qualità del bambino, ovviamente però deve essere messo sulla giusta strada senza essere esasperato. Spesso vediamo dei comportamenti dei genitori fuori dal mondo che per vedere i propri figli arrivare sono disposti a tutto. Questo non va bene. Da quella che è la mia esperienza nel circolo di scherma di famiglia, ho capito che i bambini di sei anni devono sicuramente divertirsi, ma devono anche imparare a fare uno sport e bisogna educarli a imparare a perdere prima di vincere.

Come saranno le prossime olimpiadi a Tokyo? Gareggiare senza pubblico o con poco pubblico può condizionare un atleta?

Sicuramente saranno diverse dalle esperienze olimpiche che abbiamo avuto in precedenza, perché quello che sta succedendo nel mondo è una cosa talmente unica che non si possono fare paragoni. Saranno blindate, gli atleti avranno paura di potersi contagiare, non ci sarà pubblico straniero e questo può, come è stato all’inizio nel calcio, condizionare un po’, ma poi forse ci si abituerà. Partecipare è un’emozione talmente eccezionale, oltretutto vissuta con un anno in più di attesa. Per un atleta andare a Tokyo, anche in queste condizioni, sarà sicuramente importante. Io non vedrei l’ora di andarci comunque. Le olimpiadi si sognano per tutta la vita, ci si allena tanto per questo e quindi credo che la voglia di farle farà superare tutto quello che c’è intorno.

Cosa possiamo aspettarci a Tokyo dalla scherma?

La squadra di scherma è forte. Hanno conquistato la possibilità di fare sia tutte le armi che tutte le gare a squadra e questo è un successo enorme. Finalmente non c’è più una squadra che ogni quattro anni si deve sacrificare, adesso sono tutte forti. Tutti gli atleti che andranno a Tokyo sono in grado di conquistare delle medaglie, sia uomini che donne. Ci si aspetta che la scherma sia un po’ una fucina di medaglie per l’Italia, poi però la gara è la gara, per un decimo di secondo, anche nella scherma, si rischia di perdere una olimpiade.

Come è entrata e qual è il suo rapporto con Panathlon Club?

Ho sempre frequentato il Panathlon perché mio padre era un panathleta e io lo seguivo nelle varie occasioni poi, tantissimi anni fa, quando sono diventata una nazionale mi hanno proposto di entrare. All’inizio era una grossa associazione sportiva che raggruppava tanti campioni affermati provenienti da tanti sport e che credevano molto nei valori del Panathlon. Poi si è un po’ asciugato fino a qualche anno fa quando è diventato presidente Filippo Grassia che l’ha fatto risorgere molto bene, coinvolgendo tanti sport e tanti giovani, quindi grande merito a Filippo Grassia e a chi lavora con lui, come Claudio Pedrazzini, ringiovanendo e rinfoltendo questa associazione che ha lo scopo di promuovere lo sport e i suoi valori, che sono molto importanti soprattutto in questo periodo, oltre a continuare a divulgare e a far in modo che i giovani conoscano.

Come stanno andando le attività del Circolo della Spada Mangiarotti?

Bene, la Federazione di scherma è una di quelle fortunate che viene considerata agonistica e quindi, a parte i mesi dell’anno scorso, ha sempre lavorato. Hanno ripreso tutte le attività dai dieci anni in su. Sono riprese anche le gare regionali e nazionali. Sono contenta del circolo, è uno dei più grandi in Italia come numero di iscritti e uno dei più forti in tutte le categorie. C’è un calo rispetto agli anni scorsi nel settore master, per paura di contagi e molti genitori avevano un po’ di timore ma noi con il mantenimento delle distanze, le mascherine, le autocertificazioni e con tutto quello che stiamo facendo, riusciamo a lavorare molto bene. In genere il boom avviene dopo le Olimpiadi, perché l’Italia raggiunge sempre dei bei risultati e sono un’ottima vetrina per la disciplina. Purtroppo, gli under 10 sono ancora fermi e secondo me è un errore perché sono proprio loro quelli che hanno più bisogno ma forse finché non ci sarà un nuovo decreto non possiamo più farli venire.

Commenti

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  1. Nino Oddo

    11 Aprile 2021 at 18:58

    Carola Brava cole sempre. Un elemento essenziale per esperienza e carattere per il Panathlon e lo Sport in generale .

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