“Un calcio al virus” con Andrea Ferretti

L’incontro con il professor Andrea Ferretti, responsabile sanitario di tutte le nazionali di calcio, indetto dal Panathlon Club Milano e condotto dal suo presidente Filippo Grassia, ha riscosso uno straordinario successo con oltre 130 partecipanti unici in diretta e la presenza di tutti i Panathlon Club della Lombardia. E altre centinaia di persone si sono aggiunte nelle ore successive guardando la registrazione sulla pagina Facebook e sul Canale YouTube del Panathlon meneghino. Per la prima volta il Panathlon Club Milano, grazie alla regia dell’ing. Phillip Grasselli del Politecnico di Milano, ha utilizzato la piattaforma StreamYard che consente di produrre eventi come in uno studio televisivo.


Numerosi i temi discussi: la ripresa dello sport e del calcio in particolare, il protocollo proposto dalla Figc al Governo, i rapporti con l’Uefa e le altre federazioni, la situazione degli altri sport, l’attuale stato della pandemia con le misure di prevenzione, la veridicità dei dati. Il prof. Ferretti – non lesinando critiche all’Organizzazione mondiale della sanità oltre che alla struttura del nostro sistema sanitario – ha risposto con grande schiettezza e onestà intellettuale alle domande degli utenti nel corso della videoconferenza, intitolata un “Un calcio al virus”,cui ha partecipato l’avv. Attilio Belloli, Governatore Area 2 Lombardia.

Il prof. Ferretti s’è soffermato sul Protocollo redatto dalla Commissione Figc: “Con il coordinamento del dott. Zeppilli, il contributo di tutte le componenti del calcio Aic, Aia, le Leghe A e B e Pro, e l’apporto di esperti virologi e infettivologi, abbiamo predisposto un protocollo serio, articolato, incentrato sulla tutela della salute dei club (dirigenti, tecnici, medici fisioterapisti, preparatori, non solo i calciatori). Protocollo apprezzato da tutte le istituzioni. La sua realizzabilità dipende dalle circostanze che si manifesteranno nei prossimi giorni”. La palla passa dunque al Governo: “E quindi ripresa o stop definitivo. Tenendo conto che dobbiamo rispettare gli input dell’Uefa, che fra l’altro ha imposto di concludere i campionati entro il 2 agosto”.

Il Ministro Spadafora, in tema di ripresa del calcio, ha detto che la strada è sempre più stretta. E Ferretti: “Gli infettivologi stanno valutando i rischi connessi con l’apertura, un po’ di margine ancora c’è. Si può rimediare, anche lavorando su un Protocollo per le partite dopo quello redatto per gli allenamenti. Il confronto è continuo con la Commissione medica della Figc, la Federazione Medico Sportiva e il Governo. Anche le Federazioni dei paesi stanno valutando se riprendere o meno. Ma tutto questo ottimismo potrebbe rientrare rapidamente. Io non sono così sicuro che altrove si vada verso la conclusione dei campionati. Di sicuro l’Italia, come spesso accade da decenni nella medicina dello sport, farà da capofila”.

Inevitabile il parallelo con la Germania, primo paese a riprendere l’attività in maniera significativa.“La Germania – sostiene un perplesso Ferretti – è il paese europeo che riporta il più basso tasso mortalità di Covid. Dato dissonante rispetto a quello di tutti gli altri paesi, anche ai suoi confinanti del Nord: Olanda e Belgio. I Paesi mediterranei e quelli del Nord hanno tasso di mortalità pari al13% mentre in Germania è pari al 3%. Non possiamo non farci delle domande. Io ho le mie riserve dal punto di visto scientifico. Se anche noi avessimo il 3% e non il 13% saremmo più sereni nel prendere decisioni e affrontare l’epidemia. La cosa più sconvolgente di questa malattia resta il tasso elevato di mortalità”.

Di rilievo l’intervento di Attilio Belloli, Governatore Area 2 Panathlon:”Voglio soffermarmi proprio sulla mortalità della Germania e la nostra. Concordo sul fatto che i dati effettivi siano maggiori di quelli comunicati. I morti sono di più, e più vasta è la percentuale di contagiati. Personalmente non mi strapperei i capelli se il calcio non dovesse riprendere – e lo dico da tifoso atalantino – anche se sarà dura. Condivido la comparazione con le aziende: se riaprono, non è poi così problematico riaprire il calcio con tutte le attenzioni del caso”.

Di seguito i suoi quesiti: “La ripresa sarà su base nazionale o europea? Si riprenderà coordinatamente in tutta Europa?”. Così Ferretti: “Francia, Olanda e Belgio hanno già deciso di fermare i campionati, la Germania vorrebbe riprendere, ma non sono sicuro che ci riuscirà facilmente. L’Uefa ha stabilito una data limite, il 3 agosto se non erro, per comunicare le squadre qualificate alle competizioni internazionali, Champions League ed Europa League. L’Uefa non intende interferire con le federazioni nazionali. Spagna e Inghilterra non hanno ancora deciso se, come e quando riprendere. La nostra decisione sarà di fondamentale importanza anche per le altre federazioni nazionali. Quali saranno questi criteri per stabilire le griglie lo decideranno i dirigenti, noi medici ci siamo limitati a scrivere il Protocollo per la tutela dei gruppo-squadra. Il presidente della Figc,Gabriele Gravina, sta facendo di tutto per portare a termine il campionato. Se non si dovesse raggiungere questo obiettivo è perché esisteranno condizioni di assoluta impossibilità ad andare avanti”.

Interviene Filippo Grassia:“Dall’inizio dell’emergenza mi sono battuto affinché si chiudessero i giochi per evitare l’aumento dei contagi. E queste mie esternazioni non sono state gradite da chi voleva andare avanti a ogni costo. Devo dare atto a Gravina che sta facendo di tutto per chiudere il campionato onde evitare ricorsi giuridici sia alla magistratura ordinaria che alla giustizia sportiva e anche perché i club possano incassare l’ultima rata dei diritti Tv del calcio e limitare i danni. Tutti gli sport hanno pari dignità però il calcio – con un indotto pari al 7% de Pil nazionale – ha un impatto economico, sociale e mediatico di ben altra rilevanza”.

Ma cosa accadrebbe se il campionato non dovesse riprendere? Ancora Grassia: “L’Uefa ha fatto presente che, in caso di stop dei campionati, potrebbe contare la media punti per partita poiché non tutti i club hanno disputato lo stesso numero di gare. Ma l’Uefa, a mio parere, non sbaglierebbe a posticipare la chiusura della stagione di 60 giorni in modo da concludere le coppe internazionali in agosto e consentire la chiusura dei campionati nei due mesi successivi”.

In scia Andrea Ferretti: “E’ una ipotesi interessante che non dovrebbe essere esclusa a priori, anche se cozza con la nostra tradizione che vede nei mesi di  settembre e maggio l’inizio e la fine dei giochi. Proiettandosi verso il Mondiale d’inverno nel Qatar, tutto sommato una fine del campionato a novembre ripetuta anche nella stagione successiva – quella del Mondiale – potrebbe essere una novità tutt’altro che sconvolgente. Si potrebbe decidere di finire i campionati a novembre, riprendere a gennaio con la nuova stagione calcistica, interromperla per gli Europei 2021, e rifinire di nuovo a novembre dell’anno prossimo. Poi si potrà risistemare tutto in linea con le vecchie tradizioni”.

Il dibattito vira poi sullo stato del sistema sanitario nazionale e Filippo Grassia svela dati non consoni rispetto all’attuale emergenza. A partire dai presidi territoriali: “Se non cancellati, questi presidi sono stati dimezzati nella loro operatività, e anche le terapie intensive sono state ridotte: nel 1980 c’erano 922 posti ogni 100mila abitanti, nel 2013 – ultimo dato – 275 per 100mila abitanti. Spero che questa pandemia possa invitare la classe dirigente sanitaria e il sistema politico a rivedere la situazione”. 


A questo punto l’amara riflessione del dott.Ferretti: “Ho manifestato le mie idee sul fenomeno che ha investito il sistema sanitario nazionale. Vale a dire l’introduzione del concetto di aziendalizzazione degli ospedali. Io e i miei colleghi abbiamo pagato questa radicale modifica del concetto di sanità. Personalmente non condivido il concetto di ospedale azienda, poiché si introduce un concetto economico che applicato alla salute dei cittadini è assolutamente fuorviante. Questo concetto ha indirizzato l’intero sistema verso la privatizzazione – anche se convenzionata col sistema sanitario nazionale di molte strutture – investendo anche gli ospedali pubblici che ormai guardano molto al bilancio. In questo modo alcune attività poco remunerative sono state trascurate con una serie di riflessi sull’organizzazione sanitaria nazionale che la pandemia ha messo drammaticamente in luce. Molte delle nostre strutture non erano più preparate – professionalmente e organizzativamente – per affrontare un’emergenza di questo genere. Spero che questa pandemia possa far riflettere su questo processo di aziendalizzazione e su dove ha portato il sistema sanitario nazionale, troppe volte enfaticamente definito migliore del mondo. Non è un cattivo sistema, ci mancherebbe, ma questa emergenza ha messo in evidenza delle pecche che devono essere corrette. Occorre rivedere alcuni aspetti per renderlo più efficiente e pronto ad assorbire qualunque evenienza. Quanto all’Organizzazione Mondiale della Sanità, poteva e doveva fare di meglio in fase di prevenzione”.

Infine un momento amarcord per smorzare il peso di tematiche tanto impegnative. La memoria pone sotto i riflettori l’esperienza fatta al Mondiale di Usa ‘94. Far calciare i rigori a Baresi e Baggio, reduci da infortuni, soluzione giusta o meno? “Un medico non può interferire nelle scelte tecniche come quelle dei calci di rigore. Non ho mai pensato, come uomo di sport, che i rigori fossero una lotteria. È piuttosto un fatto tecnico, un confronto tra due persone… bisogna vedere chi se la sente, chi dà l’esempio. Penso che tirare un rigore sia sempre meglio che tirarsi fuori e non tirarlo. Ho ammirato Baresi, reduce da un intervento chirurgico dopo aver giocato 120′ a un livello altissimo, che si è assunto la responsabilità di calciare il rigore, non lo ha segnato ma ha dimostrato di essere un uomo. Sono troppo legato episodio dell’intervento chirurgico a Baresi… Immaginate cosa vuol dire trovarsi 6000 km dal Milan di Berlusconi, una squadra con un’organizzazione societaria solidissima, e dover organizzare in una notte l’intervento. Il comportamento del giocatore in quell’occasione è stato di una responsabilità straordinaria. Conservo di questo episodio un ricordo indelebile, che deve essere portato ad esempio per tutti i giocatori professionisti”.Sullo sfondo di questa testimonianza, la conclusione di Filippo Grassia secondo una massima di Giambattista Vico: “L’ordine delle idee deve procedere secondo l’ordine delle cose”. Si presta all’episodio raccontato, così come alla strettissima attualità. Assioma per chi dovrebbe mettere mano alla revisione della sanità nazionale.

Chi è il prof. Andrea Ferretti

Del suo valore professionale sono testimoni i ruoli che ricopre: Direttore del Dipartimento di Emergenza e dell’Unità Operativa Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale San Andrea di Roma; Professore Ordinario di Ortopedia e Traumatologia e Direttore della Scuola di Specializzazione “Ortopedia e Traumatologia” all’Università “La Sapienza” di Roma presso il Policlinico Sant’Andrea di Roma. Andrea Ferretti, fiorentino di nascita, ma residente a Roma, è inoltre autore di 260 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali del settore. In campo sportivo è stato anche medico delle squadre nazionali di basket e pallavolo, per 6 anni ha fatto parte della Commissione medica dell’Uefa, ora è responsabile dell’Area medica di tutte le nazionali di Figc all’interno della quale vanta un’appartenenza ventennale.

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