Legalità nello sport: parlando coi ragazzi

Praticare sport attraverso il fair play, raccontarlo secondo coscienza. I punti fermi coniugati nei tempi e modi Panathlon durante l’incontro con gli studenti all’Istituto Europeo “Leopardi” di Milano. Da un lato i racconti dei giornalisti Filippo Grassia e Franco Bonera, dall’altro la ricezione dei ragazzi; di mezzo lo ‘psicologo dello sport’ Giovanni Lodetti moderatore. Giudice a latere Paolo Casarin, tra gli arbitri più grandi di sempre. A chiudere il cerchio Claudio Pedrazzini, consigliere Coni Lombardia.

L’apertura dei lavori a cura di Lodetti: “Gli aspetti di percezione della legalità nello sport e del benessere ad esso collegato sono oggetto di attenzione scientifica, lo sport stesso è uno dei luoghi migliori per leggere il territorio adolescenziale delle emozioni”. In scia il Presidente Panathlon Milano, Filippo Grassia, sul linguaggio dello sport: “che resta universale, e proprio per questo ha un valore aggiunto nella conoscenza e nel rispetto delle regole”. Un modo facile e intuitivo per parlare di legalità.

Preambolo già gradevole, cresciuto d’intensità nello sviluppo del tema: “la percezione della legalità sportiva da parte dei ragazzi”. Divenuto lietmotiv consolidato attraverso la memoria storica di Casarin, il quale ha ripercorso la storia del calcio e delle sue regole, prendendo in prestito il ‘tema antropologico’ dell’intervento vigoroso modellandolo sul concetto di involontarietà: “Il calcio è nato in quanto competizione che non prevedeva la ‘volontà’ di far male agli avversari …. per cui era un gioco non punibile. Tuttavia, negli anni, l’involontarietà negli scontri aveva provocato danni permanenti agli atleti, da ciò l’introduzione delle regole. L’involontarietà era nel dna dei giocatori – emblematico il racconto dello scontro Antognoni-Martina del 1981 – tutto ciò è cambiato al cospetto di un gioco più frenetico e dei crescenti interessi economici. S’è reso necessario introdurre regole, così come in seguito ammodernarle: per irrobustire il principio di legalità nel calcio”. 

Amarcord di un certo spessore, musica per i ragazzi che hanno poi virato l’attenzione sui contributi del tandem Grassia-Bonera. Giornalisti di prestigio pronti a stuzzicare la giovane platea sul tema della legalità legata ai media, passando per la soglia di tolleranza sulla deontologia professionale. Grassia ha citato un episodio personale sulla ‘gestione’ dello scoop Maradona-Napoli degli anni ’80, Bonura ha ricordato tre episodi giornalistici in cui ci si interrogava sul corretto modo di agire di un cronista. Poiché esiste una legalità nello sport praticato e una – non meno importante – in quello raccontato: “La legalità non è solo scritta – la chiosa di Filippo Grassia – il cui confine è molto sottile, è una piccola linea rossa, siamo noi che dobbiamo chiederci se una cosa sia legale o meno. Già porsi la domanda è sintomo di maturità”. Ne abbiamo parlato tra i ragazzi…

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